Note al Capitolo Quattrodici.

(1).  Aristotele, Metaph., 1003b, 5. Vedi volume primo, capitolo  Sei,
5, pagina 131.

(2). Vedi capitolo Undici, 2, pagine 300-301.

(3).  Confronta S. Zecchi, La fenomenologia, Loescher,  Torino,  1983,
pagina 49.

(4). F. Brentano, Psicologia dal punto di vista empirico, primo, 4, in
S. Zecchi, La fenomenologia, citato, pagina 53.

(5).  E.  Husserl,  Idee per una fenomenologia pura  e  una  filosofia
fenomenologica,  traduzione di G. Alliney  e  E.  Filippini,  Einaudi,
Torino,  1965,  volume  terzo, pagina 905; oppure  in  S.  Zecchi,  La
fenomenologia, citato, pagina 130.

(6).  Per  l'epoch  presso gli scettici vedi volume  primo,  capitolo
Sette, 2, pagina 177.

(7).  Confronta E. Husserl, L'idea di fenomenologia, lezione  secondo,
traduzione di A. Vasa, a cura di M. Rosso, Laterza, Bari, 1992, pagine
54-55.

(8).  Il  fenomeno  in questo senso cade sotto la  legge  alla  quale
dobbiamo   sottoporci  nella  critica  della  conoscenza,   la   legge
dell'epoch nei riguardi di ogni trascendente. L'io come persona, come
cosa  del  mondo,  e  il  vissuto  come  vissuto  di  questa  persona,
inquadrato nel tempo oggettivo, sia pure del tutto indeterminatamente:
tutte  queste  sono  trascendenze, e come tali sono  gnoseologicamente
zero (ibidem).

(9).  E.  Husserl,  L'idea di fenomenologia,  lezione  terzo,  citato,
pagina 74.

(10).  H. Jonas, La filosofia alle soglie del Duemila. Una diagnosi  e
una  prognosi, traduzione di C. Angelino, il melangolo, Genova,  1994,
pagine 29-30.

(11).  E.  Husserl,  L'idea di fenomenologia, sommario  della  lezione
terzo, citato, pagina 33.

(12).  Confronta Th. De Boer, Edmund Husserl, in C. P.  Bertels  -  E.
Petersma, I filosofi del Novecento, Armando, Roma, 19952, pagina 97.

(13). Confronta ivi, pagina 95.

(14).  Confronta H. Jonas, La filosofia alle soglie del  Duemila.  Una
diagnosi e una prognosi, citato, pagina 30.

(15). Confronta ibidem.

(16).  E.  Husserl, Idee per una fenomenologia pura  e  una  filosofia
fenomenologica,  primo,  terzo, 18, in S.  Zecchi,  La  fenomenologia,
citato, pagine 123-124.

(17). Ivi, pagina 122.

(18).  E.  Husserl, Meditazioni cartesiane, quinto, in S.  Zecchi,  La
fenomenologia, citato, pagina 128.

(19).  E.  Husserl, Idee per una fenomenologia pura  e  una  filosofia
fenomenologica, citato, volume primo, pagina 50.

(20).   La   storia  della  metafisica  -  secondo  Heidegger   -   ha
progressivamente  nascosto (velato) la ricerca sul  senso  dell'Essere
che  sta  all'origine  della filosofia greca, e lo  ha  consolidato  e
immobilizzato.  Se  il  problema dell'Essere deve  venire  in  chiaro
quanto  alla propria storia autentica,  necessario che una tradizione
consolidata sia resa nuovamente fluida e che i veli da essa accumulati
siano rimossi. Questo compito  da noi inteso come la distruzione  del
contenuto tradizionale dell'ontologia antica, distruzione da compiersi
sotto  la  guida  del  problema  dell'Essere,  fino  a  risalire  alle
esperienze   originarie,   in  cui  furono  raggiunte   quelle   prime
determinazioni dell'Essere che fecero successivamente  da  guida  (M.
Heidegger,  Essere  e  tempo, paragrafo 6, traduzione  di  P.  Chiodi,
Longanesi,  Milano,  197610,  pagina 41).  Come  vedremo  pi  avanti,
l'oblio  consiste  nell'aver fossilizzato l'Essere negli  enti,  negli
oggetti  della metafisica: L'oblio della verit dell'Essere a  favore
dell'imporsi dell'ente (M. Heidegger, Lettera sull'umanismo, a cura
di F. Volpi, Adelphi, Milano, 1995, pagina 59).

(21).  M. Heidegger, Sentieri interrotti, traduzione di P. Chiodi,  La
Nuova Italia, Firenze, 1993, pagina 1.

(22). M. Heidegger, Essere e tempo, paragrafo 31, citato, pagina 182.

(23). Ibidem.

(24).  Confronta  E.  Severino, La filosofia  contemporanea,  Rizzoli,
Milano, 1986, pagina 243.

(25). M. Heidegger, Lettera sull'umanismo, citato, pagina 60.

(26).  Confronta  U.  Galimberti, Invito  al  pensiero  di  Heidegger,
Mursia, Milano, 1986, pagina 51.

(27). M. Heidegger, Sull'essenza della verit, paragrafo 85, citato da
U. Galimberti, Invito al pensiero di Heidegger, citato, pagina 51.

(28). Confronta F. Nietzsche, La gaia scienza, af. 124.

(29).  Confronta  E.  Severino,  La filosofia  contemporanea,  citato,
pagina 250.

(30). M. Heidegger, Essere e tempo, paragrafo 50, citato, pagina 306.

(31). Confronta U. Galimberti, opera citata, pagina 45.

(32). M. Heidegger, Lettera sull'umanismo, citato, pagina 56.

(33).  Questi riferimenti sono fatti in maniera esplicita  da  Sartre.
Confronta J.-P. Sartre, L'esistenzialismo  un umanismo, traduzione di
G.  Mursia  Re,  Mursia, Milano, 19684, pagine 31  (Heidegger),  41-42
(Kierkegaard) e 46 (Dostoevskij).

(34).  La  maggior  parte  di  coloro che  adoperano  questo  termine
sarebbero  gravemente  imbarazzati nel darne  giustificazione,  poich
oggi, che  divenuto di moda, si dice volentieri che un musicista o un
pittore    esistenzialista. [...] la parola ha preso  oggi  una  tale
risonanza  e  una tale estensione che non significa pi niente  (ivi,
pagina 30).

(35). Anche questa distinzione  di Sartre; confronta ivi, pagine  30-
31.

(36).  Confronta M. Heidegger, Lettera sull'umanismo, citato, pagina
48.

(37).  K. Jaspers, La filosofia dell'esistenza, traduzione di G. Penzo
e U. Penzo Kirsch, Laterza, Bari, 1995, pagina 3.

(38). Vedi volume secondo, capitolo Tredici, 2, pagina 358.

(39).  Confronta  G.  Penzo, Prefazione a  K.  Jaspers,  La  filosofia
dell'esistenza, citato, pagina sesto. Jaspers scrive: La filosofia  e
la scienza non sono possibili l'una senza l'altra e se la loro torbida
contaminazione non deve pi continuare, il nostro compito sar  quello
di  realizzare  la  vera  unit  fra  loro  dopo  la  separazione.  Il
filosofare  non pu essere n in antinomia con il pensiero scientifico
n identico ad esso (ivi, pagina 11).

(40). Ivi, pagina 15.

(41). Ivi, pagina 17.

(42). Ibidem.

(43). Confronta Ibidem.

(44). Ivi, pagina 18.

(45). Confronta ivi, pagine 26-27.

(46). Ivi, pagina 28.

(47).  Da  un  lato  posso affondare nell'immensit  dell'infinito  e
trovarmi nel Nulla, al cospetto del quale io sono soltanto quello  che
posso  essere  per mezzo mio. Se questo pensiero non  agir  in  senso
distruttivo  sulla mia natura cos problematica, in modo che alla fine
io  perda  ogni coscienza dell'Essere, esso agir portandomi,  in  uno
stato   di  fanatismo,  a  salvarmi  in  qualcosa  di  particolarmente
determinato  clto forzatamente - io cieco di fronte all'abbracciante,
di  fronte al Nulla. Da un altro lato, la coscienza della vastit  pu
produrre una capacit visiva e una potenza di accettazione illimitata:
nell'abbracciante  viene  incontro a me l'Essere  da  tutte  le  fonti
originarie. Io sono cos donato a me stesso (ivi, pagina 29).

(48). Confronta ivi, pagine 32-33.

(49). Confronta ivi, pagina 32.

(50). Confronta ivi, pagina 39.

(51). Confronta ivi, pagine 41-42.

(52). Ivi, pagina 59.

(53). Ivi, pagina 41.

(54). Ivi, pagina 59.

(55). Ivi, pagina 61.

(56). Ivi, pagina 62.

(57). Ivi, pagina 63.

(58). Ivi, pagina 64.

(59). Ivi, pagina 67.

(60).  Confronta  G.  Penzo, Prefazione a  K.  Jaspers,  La  filosofia
dell'esistenza, citato, pagina undicesimo.

(61).  J.-P. Sartre, L'Essere e il Nulla, traduzione di G. Del Bo,  Il
Saggiatore, Milano, 1964, pagina 526.

(62). Confronta ivi, pagine 59-62.

(63). Confronta ibidem.

(64). Ivi, pagina 61.

(65). Ivi, pagina 62.

(66). Ivi, pagina 665. Confronta anche J.-P. Sartre, L'esistenzialismo
  un  umanismo,  citato, pagina 47: L'uomo    condannato  a  essere
libero.  Condannato perch non si  creato da solo, e ci non di  meno
libero  perch, una volta gettato nel mondo,  responsabile  di  tutto
quanto fa.

(67).  Ci che accade agli uomini per opera di altri uomini e  di  se
stessi  non potrebbe essere che umano. Le pi atroci situazioni  della
guerra, le peggiori torture non creano stati di cose inumani:  non  ci
sono  situazioni  disumane. [...] Cos, non ci sono accidenti  in  una
vita: un avvenimento sociale che scoppia improvvisamente e mi trascina
non viene dall'esterno; se sono mobilitato in guerra, questa guerra  
mia,  essa    a  mia immagine e la merito. La merito dapprima  perch
potevo  sempre sottrarmici con il suicidio o con la diserzione: queste
possibilit estreme devono sempre esserci presenti allorch si  tratta
di  considerare una situazione. Non essendomi sottratto, l'ho  scelta:
questo   pu  essere  per  debolezza,  per  vigliaccheria  di   fronte
all'opinione  pubblica, perch preferisco certi valori  a  quello  del
rifiuto di fare la guerra (la stima dei miei vicini, l'onore della mia
famiglia eccetera). In ogni modo si tratta di una scelta (ivi, pagina
666).

(68).  J.-P.  Sartre, L'esistenzialismo  un umanismo, citato,  pagina
57.

(69). Ivi, pagine 58-59.

(70). Ivi, pagina 91.

(71). Ivi, pagina 92.

(72).  M. Heidegger, Lettera sull'umanismo, citato, pagina 50  (vedi
anche  la  nota  20 di questo capitolo). Va notato,  per  inciso,  che
Heidegger  -  prima di conoscere il testo della conferenza  di  Sartre
sull'umanismo,  ma  dopo aver letto L'Essere e il  Nulla  -  scrive  a
Sartre  una lettera nella quale sostiene: Incontro qui per  la  prima
volta  un  pensatore autonomo che ha esperito in termini  fondamentali
l'ambito dal quale muove il mio pensiero. La lettera si chiude con le
parole  La  saluto  come  compagno  di  cammino  e  battistrada  (M.
Heidegger,  Lettera a Sartre del 28 ottobre 1945, in  appendice  a  M.
Heidegger, Lettera sull'umanismo, citato, pagine 109-110).

(73).  Confronta  G.  De Martino - M. Bruzzese, Le filosofe,  Liguori,
Napoli, 1994, pagina 371.

(74). Confronta ivi, pagina 372.

(75).  Confronta  H.  Arendt, Vita activa,  traduzione  di  S.  Finzi,
Bompiani, Milano, 1964, pagina 13.

(76).  H.  Arendt, La banalit del male, traduzione di P.  Bernardini,
Feltrinelli, Milano, 1992, pagine 283-284.

(77). Vedi capitolo Undici, 6, pagina 329.

(78).  K.-O.  Apel, E' possibile una fondazione ultima non metafisica?
(dattiloscritto),  Societ  Filosofica  Italiana  -  La  Nuova  Italia
Editrice,  Firenze,  s.  d., pagina 3. (Si tratta  del  testo  di  una
conferenza  tenuta presso il Dipartimento di Filosofia dell'Universit
di Firenze il 19 aprile 1992).

(79).   Occorre  mettere  in  questione  una  serie  di   presupposti
paradigmatici:  [...] l'intendere la fondazione  come  derivazione  di
qualcosa   da   qualcos'altro  (in  quanto  deduzione,   induzione   o
abduzione) (K.-O. Apel, Etica della comunicazione, Jaca Book, Milano,
1992, pagina 24).

(80).  Confronta  K.-O. Apel, E' possibile una fondazione  ultima  non
metafisica?, citato, pagina 15.

(81). Confronta ivi, pagine 28-29.

(82). Confronta ibidem.

(83). Vedi capitolo Undici, 5, pagina 324.

(84).  Confronta K.-O. Apel, Etica della comunicazione, citato, pagina
61.

(85). Non si tratta solo, tramite programmi educativi inseriti in una
politica  di sviluppo, di far s che popolazioni arretrate si  portino
al  livello dei detentori dell'umano progresso; ma anche del fatto che
questi  ultimi  dovrebbero riflettere sul carattere  problematico  del
loro  progresso  -  sotto molti riguardi niente affatto  esemplare  n
degno  di  essere imitato - e sui suoi costi alla luce  della  diversa
eticit degli "esclusi" (ivi, pagina 62).

(86). Ibidem.

(87). Ivi, pagina 66.

(88). Ivi, pagine 62-63.

(89). Ivi, pagina 61.

(90). Ivi, pagine 71-72.

(91). Confronta ivi, pagina 73.

(92).  H.  Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica,
traduzione di M. Vento, il melangolo, Genova, 1993, pagina 19.

(93). Ivi, pagina 31.

(94). Ivi, pagine 31-23.

(95). Ivi, pagine 34-35.
